Decreto Ex Ilva: il Governo stanzia 187 milioni, ma Taranto si ferma per lo sciopero

Il Consiglio dei ministri ha approvato un pacchetto d’urgenza da 187 milioni di euro per congelare la crisi dell’ex Ilva (Acciaierie d’Italia) e scongiurare il collasso del polo siderurgico. Il decreto-legge punta alla protezione sociale dei lavoratori, alla conservazione degli impianti e agli incentivi per la reindustrializzazione.

Nonostante l’intervento statale, la tensione resta alta: Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 48 ore di sciopero nazionale, con presidi permanenti e blocchi stradali a Taranto.

Le misure per l’occupazione: CIGS, formazione e incentivi alle assunzioni

Il Ministero del Lavoro ha impegnato circa 138 milioni di euro per tutele straordinarie destinate ai dipendenti diretti e all’indotto:

1. Integrazione della Cassa Integrazione per i dipendenti diretti

Per i circa 9.200 lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria è prevista un’integrazione del 70% della CIGS dal 1° ottobre 2026 al 30 giugno 2027. I beneficiari saranno inseriti nella piattaforma Siisl per percorsi obbligatori di formazione, riqualificazione o lavori di pubblica utilità, con decadenza dal sussidio in caso di rifiuto.

2. Tutele per le imprese dell’indotto

Circa 4.200 dipendenti delle aziende appaltatrici (con oltre il 50% del fatturato legato al gruppo siderurgico nei due anni precedenti) avranno accesso alla CIGS in deroga per lo stesso periodo.

3. Bonus assunzioni fino a 20.000 euro

Dal 1° novembre 2026 al 31 dicembre 2027, le aziende che assumeranno a tempo indeterminato ex lavoratori Ilva o dell’indotto otterranno:

  • Esonero contributivo totale fino a 8.000 euro/anno per 24 mesi.

    Contributo una tantum di 20.000 euro per ciascuna assunzione (con vincolo di mantenimento dell’organico per almeno 4 anni).

Mantenimento degli impianti in “preriscaldo” e produzione a freddo

L’articolo 4 del decreto dispone il mantenimento in modalità di “preriscaldo” per:

  • Le batterie di cokefazione (7, 8, 9 e 12);

    I cowper degli altiforni 1, 2 e 4.

La misura rimarrà in vigore fino al 15 dicembre 2026, in attesa delle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione, per evitare danni strutturali irreparabili.

Nel frattempo, per garantire la produzione nei siti di Genova, Novi Ligure e Taranto, i commissari valutano l’acquisto di bramme e coils dall’esterno. A Genova, le scorte attuali copriranno le lavorazioni a freddo fino alla fine di novembre.

La protesta a Taranto: blocchi stradali e rischio carburante

La scelta del Governo sul preriscaldo ha riacceso lo scontro con la città. Le associazioni e i cittadini accusano l’esecutivo di voler eludere la decisione del Tribunale di Milano, che aveva ordinato il fermo dell’area a caldo per i rischi sanitari e ambientali.

I lavoratori e i sindacati chiedono garanzie occupazionali e un piano industriale basato su:

  • Ferro preridotto (Dri);

    Forni elettrici;

    Una cordata a maggioranza pubblica.

Viabilità in tilt e tavolo regionale

La mobilitazione ha paralizzato i collegamenti stradali con presidi sulle statali 7 e 106. Iniziano a registrarsi i primi esaurimenti di carburante a Taranto e nei punti strategici della regione.

In vista della grande manifestazione cittadina del 17 ottobre, la Regione Puglia ha convocato un tavolo istituzionale per il 15 ottobre.

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