Parlare di “cultura antimafia” con chi, come il professore e scrittore Dario Levantino, ne fa una sua missione. È stato questo il tema dell’incontro tenutosi presso la biblioteca Rendella giovedì pomeriggio.Levantino, autore dei libri “Il cane di Falcone” e “Il giudice e il bambino” cerca di affrontare un tema delicato e per certi versi pesante come quello della mafia con l’utilizzo di toni leggeri, provando così ad arrivare a tutti.

L’evento ha attirato un pubblico numeroso e interessato, desideroso di approfondire la complessa tematica dell’antimafia attraverso la lente della cultura e della letteratura.Dopo l’introduzione da parte dell’organizzatrice dell’incontro Claudia Contento e dell’assessore alla cultura Rosanna Perricci, Dario Levantino, dialogando con il professore Osvaldo Capraro, ha condiviso le sue esperienze, le sue ricerche e le sue riflessioni sul fenomeno criminale che ancora affligge la società italiana. Levantino ha rimarcato l’importanza della cultura come strumento di lotta contro la mafia, sottolineando il potere della conoscenza e dell’educazione nel contrastare le radici profonde di questa piaga sociale.

Durante l’incontro, sono stati analizzati diversi aspetti della cultura antimafia, esplorando il ruolo degli scrittori e di figure importanti come Falcone e Borsellino, evidenziando come la cultura possa essere un’arma per la resistenza e il cambiamento.L’incontro si è concluso con un firmacopie da parte dell’autore, con la possibilità di acquistare uno dei suoi libri disponibili al banchetto gestito dalla libreria “Minopolis”.





