Emergenza incendi ed ecosistemi a rischio: la Puglia tra le regioni più colpite nel 2026

Presentato da Legambiente il report “La Bioeconomia delle foreste 2026”: nella Penisola bruciati oltre 130mila ettari. La Puglia registra 13.649 ettari andati in fumo e oltre il 78% di danni nelle aree protette Rete Natura 2000. Tra le buone pratiche spicca lo studio dell’Unisalento sul post-Xylella.

BARI – Un patrimonio forestale in costante espansione ma drammaticamente esposto alle pressioni della crisi climatica, alla recrudescenza degli incendi e alle carenze strutturali della prevenzione amministrativa. È la fotografia a tinte fosche scattata dal report “La Bioeconomia delle foreste 2026”, elaborato da Legambiente e presentato a Roma nel corso della IX edizione del Forum Foreste.

Dall’analisi dei dati nazionali relativi al periodo 1° gennaio – 15 ottobre 2026, emerge un quadro di forte vulnerabilità per l’intero Paese e, in particolar modo, per la Puglia, che si attesta tra le aree maggiormente martoriate dai roghi.

I numeri del fuoco: la Puglia sul podio dei danni

In Italia, i dati elaborati su fonte EFFIS/Copernicus evidenziano un’impennata del +20,5% dei roghi (2.223 eventi) e un +36% di superficie bruciata rispetto al 2025, per un totale di 130.858 ettari andati in fumo.

Il Mezzogiorno continua a sopportare il peso principale dell’emergenza. La Puglia si colloca al terzo posto nazionale per estensione distrutta dalle fiamme, con 13.649 ettari percorsi dal fuoco a fronte di 157 incendi, registrando una media di ben 86,9 ettari bruciati per singolo evento. La regione segue soltanto la Sicilia (71.178 ha) e la Calabria (14.359 ha).

Tra i territori comunali pugliesi più devastati figura Gravina in Puglia (BA), inserita tra le sole 27 realtà locali in Italia che hanno superato l’ingente soglia dei 1.000 ettari bruciati, con un bilancio di 3.775 ettari inceneriti.

Colpita la Rete Natura 2000: il 78% dei roghi in aree protette

Ciò che desta maggiore allarme sul piano ecologico è l’impatto sui territori ad alto valore naturalistico. Dei 13.649 ettari andati a fuoco in Puglia, ben 10.618 ettari rientrano nei siti della Rete Natura 2000. Significa che il 78% della superficie regionale percorsa dalle fiamme ha colpito direttamente habitat e riserve protette, la percentuale più alta registrata in Italia tra le regioni del Sud.

A fronte di questa pressione, la Puglia sconta una situazione di partenza complessa: la superficie boschiva regionale copre circa 147.776 ettari (secondo la definizione TUFF), posizionando il territorio al 9,8% di indice di boscosità, tra i valori più bassi d’Italia. Un dato che rende la perdita di copertura vegetale ancora più impattante per l’equilibrio idrogeologico e microclimatico locale.

Riforestazione post-Xylella: le leccete contro l’innalzamento delle temperature

Tra i passaggi salienti del report figura tuttavia un’importante “buona pratica” scientifica legata al territorio pugliese. Si tratta dello studio condotto dall’Università del Salento nel comune di Nardo (LE) per analizzare le dinamiche ecologiche derivanti dalla distruzione degli uliveti a causa della Xylella fastidiosa.

I dati rilevati tramite tecnologie satellitari dimostrano che, nelle aree salentine colpite dalla phytopatia dove gli ulivi sono scomparsi, il suolo ha subito un innalzamento termico di 2,4 °C. Al contrario, lo studio ha evidenziato come l’introduzione di foreste di leccio (leccete) sia in grado di raccogliere l’eredità ecologica degli uliveti, contenendo entro 1 °C l’aumento della temperatura del suolo. Su tali evidenze, i ricercatori hanno tracciato scenari di riforestazione post-Xylella al 2032 orientati a rigenerare il paesaggio ecologico salentino e contrastare le bolle di calore.

Le richieste al Governo: pianificazione e prevenzione strutturale

Per invertire la rotta ed evitare che l’abbandono del territorio diventi l’unica forma indiretta di conservazione, Legambiente sollecita le istituzioni nazionali e regionali ad adottare un cambio di passo. Tra le priorità indicate dal Forum Foreste:

  • Obiettivi al 2030: Raggiungere entro il 2030 la pianificazione di almeno il 50% delle superfici forestali (oggi ferma al 21%) e la certificazione di almeno il 25% (oggi all’11%), riducendo contestualmente del 30% l’importazione di legname dall’estero.
  • Prevenzione attiva: Superare la sola gestione dell’emergenza attraverso l’applicazione del fuoco prescritto, la pianificazione urbanistica nelle aree d’interfaccia urbano-rurale e l’aggiornamento costante dei Catasti incendi comunali.
  • Filiere locali e bioeconomia: Promuovere l’uso a cascata della biomassa legnosa e sostenere le comunità energetiche forestali, valorizzando le risorse territoriali in chiave sostenibile.
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