Presentato il report di Legambiente e Ambiente Italia con Il Sole 24 Ore: criticità strutturali su differenziata, trasporto pubblico e dispersione idrica. Gli eventi meteo estremi riaccendono i riflettori sulla Strategia regionale di adattamento.
BARI – Nessun capoluogo di provincia pugliese riesce a conquistare la sufficienza o a raggiungere la media nazionale dell’indice di performance ambientale (55,72%). È quanto emerge in modo nitido dal report “Ecosistema Urbano 2026”, curato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, basato prevalentemente sui dati rilevati nel 2025.
Un quadro d’insieme che riflette ritardi strutturali e transizioni incompiute. Nella classifica dei 106 capoluoghi italiani, Lecce si conferma la prima città della Puglia piazzandosi al 56° posto con il 54,79%. Risale il capoluogo regionale, Bari, che raggiunge il 71° posto (50,26%). Più staccate le altre tre province: Brindisi è 86ª con il 46,78%, mentre chiudono la graduatoria regionale Taranto (94ª con il 40,78%) e Foggia (95ª con il 40,63%).
Rifiuti, mobilità e risorsa idrica: il divario con l’Italia
Analizzando i 20 indicatori presi in esame, i divari più marcati emergono nel settore della gestione dei rifiuti e del trasporto pubblico. Sulla raccolta differenziata, l’unica realtà a superare il target di legge del 65% è Lecce, che tocca il 71,2%. Restano invece distantissime dalla media nazionale (66,15%) le altre città: Bari si attesta al 49%, Brindisi al 45,1%, Taranto al 30,3% fino al dato critico di Foggia, ferma al 24,4%.
Sul fronte della mobilità urbana, l’utilizzo del trasporto pubblico registra valori ben distanti dai 103 viaggi annui per abitante della media nazionale. Foggia conta appena 8 viaggi/anno per residente, Brindisi 14, Lecce 18 e Taranto 39; Bari si distingue in positivo a livello regionale con 88 viaggi pro capite, rimanendo tuttavia sotto la soglia nazionale. A questo dato fa da contraltare un elevato tasso di motorizzazione privato, con picchi di 75 autovetture ogni 100 abitanti a Leccee 67 a Brindisi.
Altra nota dolente riguarda la dispersione idrica nelle reti di acquedotto: laMaglia nera spetta a Taranto, dove viene disperso il 48% dell’acqua immessa in rete. Segue Bari con il 34,7%, Foggia con il 24,2%, Brindisi con il 23,7% e Lecce che registra il dato più virtuoso con il 17,9% di perdite.
Suolo consumato e vulnerabilità climatica: il caso Monopoli
Il rapporto analizza anche la presenza di verde urbano accessibile — che varia dai soli 6,5 m²/abitante a Foggia fino ai 12,3 m² di Brindisi — e la variazione quinquennale del suolo consumato (2019-2024), che vede marcata cementificazione a Brindisi (+22,8 m²/ab) e Foggia (+15,3 m²/ab).
Impatto del consumo di suolo e fragilità territoriale si traducono in rischi concreti di fronte agli eventi meteo estremi sempre più frequenti. Ne è stato testimonianza il violento nubifragio del 21 ottobre 2026 che ha allagato Monopoli e l’agro circostante, causando infiltrazioni nel piano interrato dell’ospedale Monopoli-Fasano (senza blocco delle prestazioni sanitarie). Episodi che, secondo l’associazione ambientalista, dimostrano l’urgenza di valutare il rischio climatico nelle pianificazioni urbanistiche e nella manutenzione delle opere pubbliche.
Il confronto con la Regione e le richieste di Legambiente
A fare da sfondo alla pubblicazione del report è il tavolo istituzionale avviato lo scorso 14 ottobre 2026 tra l’assessora regionale all’Ambiente e al Clima, Debora Ciliento, e i vertici regionali di Legambiente, ACLI e ARCI. Al centro del confronto, il percorso di costruzione della Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SRACC).
Le associazioni hanno ribadito la necessità di istituire un Tavolo politico interassessorile permanente che colleghi le politiche ambientali con bilancio, sanità, infrastrutture e lavoro.
Tra le richieste prioritarie indirizzate ai Comuni e alla Regione Puglia figurano: la rapida approvazione e il finanziamento della Strategia regionale, un piano straordinario di deimpermeabilizzazione e infrastrutture verdi, il potenziamento strutturale del trasporto pubblico e un’accelerazione decisa sulla raccolta differenziata e la riduzione degli sprechi idrici.«Il rapporto non deve essere letto come una gara fra città, ma come una verifica della capacità degli enti locali di garantire salute, qualità della vita e sicurezza climatica — spiegano da Legambiente Puglia. Le amministrazioni devono superare la gestione per emergenze e programmare una transizione urbana misurabile, partecipata e stabile nel tempo».





