La vicenda dell’area portuale nord di Monopoli, dove un tempo sorgeva lo stabilimento della Cementeria Italcementi, è diventata simbolo di un processo di riqualificazione urbanistica tortuoso e dall’esito incerto. Dopo anni di dibattiti, varianti e ricorsi, il Consiglio di Stato ha recentemente confermato il “no” della Regione Puglia alla riqualificazione con lottizzazione residenziale avanzata dalla società Solemare, respingendo il ricorso della stessa contro la delibera regionale che aveva negato l’accordo di programma necessario alla costruzione di un ampio complesso di appartamenti nell’area portuale.
Dalle torri del cemento alla riqualificazione: le tappe del progetto
L’area dell’ex Cementificio, stabilimento attivo per gran parte del Novecento e legato alla storia industriale monopolitana, era stata oggetto di un primo accordo con Italcementi, che firmò un protocollo d’intesa per avviare la demolizione dello stabilimento a proprie spese e favorire un progetto di riqualificazione urbana. Durante l’amministrazione dell’allora sindaco Emilio Romani, l’operazione di abbattimento fu completata nell’estate del 2014, lasciando in piedi solo le due ciminiere simboliche dell’area, su cui si era ipotizzato anche un punto panoramico per valorizzare la vista sul porto e sul centro storico.

Nel 2013, i suoli erano stati venduti alla Solemare – una società in cui figuravano soci legati al Gruppo Marseglia e altri imprenditori locali – con l’idea di trasformare l’area in un nuovo quartiere residenziale e servizi a servizio del porto. Le prime ipotesi includevano anche la possibilità di spostare i diritti edificatori su aree alternative, come quelle adiacenti al nuovo ospedale Monopoli–Fasano in contrada Lamalunga–Sant’Antonio D’Ascula, ma anche questa soluzione fu bocciata dalle autorità competenti.
Tra proteste e cambi di committente
Durante la fase iniziale di demolizione gli operai si trovarono di fronte a un improvviso cambio di committente, dopo una vendita sospetta dei suoli, che determinò lo stop dei lavori e la nascita di proteste da parte di attivisti e consiglieri comunali davanti ai cancelli del cantiere: una manifestazione che segnò l’inizio di un lungo braccio di ferro tra politica, imprenditoria e cittadini.
Superato quell’ostacolo, le operazioni di demolizione furono portate avanti da una ditta specializzata, la stessa impiegata per l’abbattimento delle torri di Punta Perotti a Bari, confermando la portata tecnica dell’intervento.
Un progetto ambizioso ma contestato
Una volta compiuta la demolizione, la Solemare presentò diversi progetti urbanistici per la riqualificazione dell’ambito portuale, incluso un PUE (Piano Urbanistico Esecutivo) redatto da un noto architetto di fama internazionale – spesso descritto come archistar – con l’idea di creare servizi per il porto, parcheggi, un attracco per diportisti e persino una rambla alla spagnola, spostando i volumi residenziali verso l’interno.

Tuttavia, il progetto incontrò subito ostacoli: la Sovrintendenza ai Beni Culturali evidenziò diverse incompatibilità con la storia e l’architettura della città e la Regione Puglia negò il via libera nel marzo 2023, motivando che lo sviluppo proposto fosse sbilanciato, con troppi volumi residenziali e pochi servizi pubblici, e non coerente con gli obiettivi di tutela del patrimonio urbanistico e paesaggistico.
Il lungo iter giudiziario
La Solemare impugnò il diniego regionale davanti al TAR Puglia, che nel 2025 annullò la decisione della Regione, rendendo potenzialmente esecutivo l’accordo di programma. Tuttavia, la Regione presentò motivi aggiunti al Consiglio di Stato, che ha confermato il rigetto del progetto, sostenendo la legittimità del “no” motivato dall’amministrazione regionale e ribadendo che non si tratta di un atto arbitrario ma di una scelta coerente con i criteri normativi e di tutela del territorio.
La sentenza del Consiglio di Stato ha di fatto chiuso – almeno per ora – l’iter favorevole alla lottizzazione residenziale nell’area dell’ex Cementificio, riaffidando la decisione finale sulla gestione dell’area alla Regione e rinviando ad altre valutazioni progettuali più compatibili con le esigenze urbanistiche, ambientali e culturali di Monopoli.
Un futuro da ripensare
Oggi l’area resta sotto la lente di ingrandimento delle istituzioni e della cittadinanza: se da un lato la demolizione ha consegnato una grande porzione di territorio libero da strutture dismesse, dall’altro la mancanza di una visione condivisa e di un progetto realmente integrato rischia di lasciare l’ex Cementificio in uno stato di limbo urbanistico. La pronuncia del Consiglio di Stato rappresenta una battuta d’arresto per un progetto che avrebbe trasformato radicalmente una porzione significativa del lungomare monopolitano, ma apre anche la strada a ipotesi alternative di riqualificazione che rispettino identità storica, servizi pubblici e qualità urbana.





