Il dialetto come lingua dell’anima, memoria viva e patrimonio culturale da custodire e trasmettere. È questo il cuore dell’incontro “La lingua dei nonni, per capirli meglio ed amarli di più”, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Monopoli in occasione della Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali, istituita nel 2013 dall’Unione Nazionale delle Pro Loco. L’appuntamento si è svolto venerdì 16 gennaio nella Sala Prospero della Biblioteca Rendella, coinvolgendo studenti, docenti e cittadini in un percorso di riflessione sull’identità linguistica del territorio.


Un viaggio nella storia e nelle emozioni, curato da Peppino Lovecchio e Cosimo Loperfido, che ha restituito al vernacolo monopolitano il suo valore originario: quello di lingua madre, strumento di comunicazione quotidiana e chiave di lettura della storia locale. «Un tempo il dialetto era la lingua della strada, dei giochi, del mare – ha spiegato Gianni Comes – se non parlavi dialetto non venivi capito. Dentro il dialetto c’è tutta la nostra storia: marinara, agricola, popolare. È un’altra lingua che dobbiamo preservare».
Una lingua che racconta anche rapporti sociali e dinamiche culturali: «Chi parlava italiano era visto diversamente, quasi come un segno di istruzione – ha aggiunto Comes – ma spesso era chi parlava dialetto a comprendere davvero la realtà». Dal mare ai soprannomi, fino ai cognomi, il dialetto si è rivelato un archivio vivente di identità e appartenenza.


Sul valore educativo e affettivo della parlata locale si è soffermato Cosimo Loperfido, punto di riferimento nella declamazione poetica in dialetto: «Il dialetto è cultura popolare. Tramandarlo ai bambini significa impedirne l’estinzione. I miei nipoti lo ascoltano con piacere, lo disegnano, lo scrivono. Non dobbiamo avere pregiudizi: parlare dialetto non impedisce di parlare bene l’italiano, anzi arricchisce».
Un messaggio condiviso anche dal mondo della scuola. Nicoletta Lomascolo, docente del 4° Istituto Comprensivo “Bregante-Volta”, ha spiegato come l’iniziativa abbia suscitato entusiasmo tra gli alunni: «I bambini sentono il dialetto dai nonni e vogliono capire l’origine di quelle parole. Abbiamo trasformato questa curiosità in un valore culturale positivo, perché le tradizioni sono la base della nostra identità».


A ribadire il senso profondo della giornata è stata l’Assessora alla Cultura Rosanna Perricci: «Il dialetto non è solo un retaggio del passato, ma un ponte generazionale e un presidio di diversità culturale. Trasmetterlo significa non perdere il legame con la nostra storia più autentica».
Un incontro che ha dimostrato come il dialetto, lungi dall’essere un limite, possa tornare a essere una risorsa culturale, educativa e identitaria per la comunità monopolitana.
a breve il servizio del tg





