Cozza tarantina a rischio: è scontro sulla deroga per importare il seme dal Mediterraneo

La gravissima moria di novellame causata dall’ondata di caldo estivo spacca la città di Taranto. Tra il pressing degli allevatori senza prodotto e la strenua difesa dell’ecosistema marino, il Comune stila una proposta di deroga temporanea all’Ordinanza n. 8/2022. La misura permetterebbe l’immissione nel Mar Piccolo di seme della specie Mytilus galloprovincialis proveniente dal bacino del Mediterraneo, scatenando però la durissima opposizione di gran parte delle associazioni di categoria e del mondo ambientalista.

Caldo record e moria del novellame: l’emergenza del comparto mitilicolo

L’estate torrida ha inferto un colpo quasi fatale agli allevamenti del Mar Piccolo. L’innalzamento delle temperature dell’acqua ha causato una perdita drastica del seme locale, mettendo seriamente a rischio le prossime stagioni produttive e la sopravvivenza economica di decine di imprese.Di fronte a uno scenario da bollino rosso, il comparto ha già richiesto lo stato di crisi a Regione Puglia e Ministero dell’Agricoltura per ottenere ristori finanziari. Tuttavia, il problema immediato resta la materia prima: senza novellame da seminare, la produzione è destinata ad azzerarsi.

“Senza seme non c’è produzione. E senza produzione parlare di tutela della cozza tarantina è un esercizio vano”, avverte l’assessore comunale allo Sviluppo Economico, Francesco Cosa.

La proposta del Comune: deroga fino al 2027 e controlli rigidi

Per evitare la paralisi del settore, l’Amministrazione comunale sta lavorando a una revisione temporanea dell’Ordinanza n. 8 del 26 settembre 2022 (emanata dalla giunta Melucci), che attualmente vieta in modo assoluto la reimmersione nel Primo e Secondo Seno di mitili e seme non autoctoni.La bozza della nuova ordinanza, che sarà vagliata nel prossimo tavolo tecnico del 27 ottobre, prevede paletti definiti:

• Proroga a tempo: la deroga avrà validità limitata fino al febbraio 2027.

• Solo seme, no adulti: resta il divieto assoluto di reimmergere cozze adulte o già sviluppate.

• Stessa specie e provenienza: sarà ammesso esclusivamente seme della specie Mytilus galloprovincialis, la stessa della cozza tarantina proveniente dal bacino del Mediterraneo.

• Nessun veto da ASL, ARPA e CNR: gli enti di tutela hanno confermato l’assenza di ostacoli insormontabili, a patto che vi siano monitoraggi costanti e controlli serrati contro la mitilicoltura abusiva.

Il “NO” di associazioni ed ambientalisti: rischi biologici e perdita di identità

La proposta di apertura ha provocato la levata di scudi di una folta coalizione. Confcommercio, Unicoop, Confapi, la Cooperativa CO.MI.OS., WWF Taranto, Marevivo Puglia, Eno Gastro Hub e Slow Food Puglia hanno firmato un documento congiunto per dire un “no” secco a qualsiasi deroga. Le principali criticità sollevate dal fronte del NO:

• Rischio di inquinamento biologico e genetico: si teme l’ingresso accidentale di patogeni, parassiti e specie aliene invasive. Senza studi sui flussi genici, si rischia un’irreversibile alterazione delle popolazioni locali.

• Minaccia al Presidio Slow Food: La Cozza Nera di Taranto è un Prodotto Agroalimentari Tradizionale (P.A.T.) e Presidio Slow Food. Introdurre materiale genetico esterno rischia di snaturarne il disciplinare e l’autenticità.

• I dubbi sulla tracciabilità estera: Dal momento che la crisi climatica ha colpito l’intera Penisola, il seme verrebbe acquistato all’estero, rendendo opaca la tracciabilità della filiera.

Progetti futuri e corsa contro il tempo

Sullo sfondo resta l’esigenza di soluzioni a lungo termine. Progetti scientifici come Mitica, orientati alla selezione di specie di molluschi maggiormente resistenti al climate change, rappresentano la speranza per il futuro ma richiedono ancora diversi anni di sperimentazione.L’appuntamento di martedì 27 ottobre si preannuncia decisivo per capire se Taranto sceglierà la strada del rigore ambientalista a difesa del marchio e dell’ecosistema, o quella del compromesso emergenziale per salvare le imprese dalla chiusura definitiva.

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