Il progetto “Catturare il presente quando il passato sfuma” coinvolge 8 strutture della regione. Gli scatti, integrati con la storia di vita dei pazienti, aprono nuove vie di relazione e ascolto.
BARI – Una macchina fotografica tra le mani, la libertà di inquadrare qualsiasi dettaglio senza indicazioni stringenti o vincoli tecnici e il supporto discreto delle educatrici. Nasce da questo gesto immediato il progetto terapeutico ed espressivo “Catturare il presente quando il passato sfuma”, promosso dal gruppo Korian per consentire agli ospiti con diagnosi di Alzheimer o decadimento cognitivo severo di raccontare la propria visione del mondo.
L’iniziativa, avviata nel 2020 dalla tesi di laurea di Francesca Migliorati (oggi Responsabile Gestione Qualità di RSA Vittoria) sotto la guida del professor Angelo Vigo dell’Accademia di Belle Arti Santagiulia, ha assunto una dimensione nazionale coinvolgendo circa 400 ospiti in 40 RSA di 6 regioni italiane. In Puglia il progetto vede l’adesione di 8 strutture Korian: Il Focolare (Brindisi), Nuova Fenice (Noicattaro), San Domenico (Cavallino), San Gabriele (Bari), Villa Giovanna (Bari), Villa Iris Mesagne (Mesagne), Villa Iris Trepuzzi (Trepuzzi) e Villa Marica (Bari).
Memoria corporea e storie di vita
La scelta del mezzo fotografico si fonda sulla sua natura intuitiva, legata a una memoria corporea e gestuale che permane anche quando altre facoltà cognitive o espressive iniziano a sfumare. Dopo le sessioni di scatto, le immagini raccolte vengono incrociate con la scheda di valutazione MMSE (Mini-Mental State Examination) e con l’anamnesi sociale di ciascun partecipante.
Incrociando le fotografie con i dati sulle professioni svolte, sui legami affettivi e sulle passioni passate, gli operatori cercano di cogliere i significati profondi dell’inquadratura. Laddove il legame con il vissuto personale è apparso evidente, si è proceduto a un’interpretazione condivisa; dove invece il messaggio è rimasto indecifrabile, si è scelta la strada del rispetto dell’enigma e del silenzio dell’autore.
La ricerca dell’altro e la tutela della dignità
Un dato significativo emerso durante i laboratori riguarda la costante presenza umana nelle inquadrature: gran parte delle immagini ritraeva infatti i volti di altri residenti o degli operatori della struttura. Per garantire la tutela della privacy e la dignità delle persone coinvolte, questi scatti non sono stati inseriti nel percorso espositivo aperto al pubblico. Un’assenza formale che tuttavia testimonia un aspetto clinico e umano cruciale: gli ospiti non cercano spazi vuoti, ma orientano costantemente lo sguardo verso l’altro, confermando che è la solitudine – più che la patologia in sé – a impoverire l’ambiente di vita.
Come ricordato da Federico Guidoni, Presidente e CEO di Clariane Italia, l’Italia rappresenta il Paese dell’Unione Europea con la più alta incidenza di persone affette da demenza (oltre 1.430.000 casi secondo i dati di Alzheimer Europe). L’obiettivo dell’iniziativa è quindi quello di promuovere strumenti alternativi di ascolto per superare lo stigma e focalizzarsi su ciò che rimane presente nella persona. Un approccio confermato dal professor Marco Trabucchi, Presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, che evidenzia come anche nelle fasi complesse permangano tracce indelebili di memoria, significato e relazione.
A conclusione dell’esperienza, gli scatti selezionati sono stati allestiti in una mostra aperta a familiari, caregiver e alla cittadinanza, in cui ogni fotografia è corredata da una scheda esplicativa legata alla biografia dell’autore.





