Tra i vicoli del centro storico e le chiese affacciate sul mare, Monopoli continua a raccontare il suo Natale attraverso l’arte antica e sempre viva del presepe. Con metà del cartellone ormai alle spalle, lo speciale televisivo di approfondimento accompagna ora il pubblico lungo l’itinerario ancora visitabile nei prossimi giorni fino al 6 gennaio 2026, nel cuore della seconda edizione di Presepiando. Incontri intorno alla musica, rassegna che ha trasformato la città in un grande percorso diffuso di spiritualità, bellezza e memoria condivisa.

Il cammino prende avvio dalla Cattedrale, dove una delle navate laterali accoglie l’imponente presepe di Cosimo Genualdo, allestito in una nicchia con altare. È un’opera maestosa, ricca di dettagli, frutto di quasi vent’anni di lavoro paziente. «Facevo un pezzo all’anno, lavorando la sera dopo aver chiuso lo studio», racconta Genualdo, commercialista di professione e artista per passione. Legno, sughero e compensato costruiscono una grande scena di presepe napoletano settecentesco: mercati, botteghe, rioni popolari animano una Napoli viva e teatrale. I personaggi, con corpi in spago e arti modellati, raccontano una tradizione che affonda le radici nei ricordi d’infanzia e nei viaggi a Napoli, tra chiese e vicoli. Non manca un segno identitario: su una fontana compare lo stemma di Monopoli, a suggellare il dialogo tra cultura partenopea e anima pugliese.
Dal cuore monumentale della città lo sguardo si sposta verso il mare, nella chiesa di San Salvatore, dove il presepe di Ino Palmitessa restituisce la forza della tradizione classica. Presepi interamente realizzati a mano, senza pietra né legno veri, ma sapientemente “camuffati” con poliuretano, gesso alabastrino e mordenti. «Li faccio da trent’anni, per passione», spiega Palmitessa, che fatica persino a separarsi dalle sue opere. Per lui il presepe è il simbolo stesso del Natale, una tradizione da risvegliare e custodire: «Natale ovunque», come recita il suo slogan.
L’itinerario prosegue nel centro storico con il presepe del Gruppo Corteo Storico, firmato da Damiano Romito. Qui la Natività diventa racconto collettivo e familiare. Statue in gesso, realizzate anni fa, indossano abiti storici del Corteo e riportano alla mente ricordi d’infanzia, vissuti tra genitori e nonni. «Il presepe è fatto di memoria», racconta Romito, sottolineando il valore del lavoro condiviso: un’opera costruita insieme, senza difficoltà, grazie alla collaborazione di tutto il gruppo.

Il percorso si chiude nella mangiatoia della Casa Santa, in via Orazio Comes, dove convivono due visioni diverse e complementari. Angelo Pesce propone presepi alternativi, spesso concepiti come quadri. Legni recuperati dal mare, ulivo e carrubo diventano materia viva, ispirazione e struttura. «A volte è proprio il pezzo che trovo a suggerirmi il presepe», spiega. Paesaggi essenziali, che evocano la Lucania e i Sassi di Matera, custodiscono la sacralità della Natività pur rompendo le forme canoniche.
Accanto, il presepe di Anna Dicarlo aggiunge uno sguardo delicato e profondamente attuale. La sua Palestina antica, costruita con polistirene, sughero e materiali modellati e dipinti a mano, diventa un augurio di pace. «È un presepe che parla di ciò che stiamo vivendo», racconta. Autodidatta, ha coltivato questa passione per anni, lavorando per mesi a ogni dettaglio, con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile alla realtà.
Fino al 6 gennaio, ogni pomeriggio dalle 18 alle 21.30, Monopoli resta così aperta come un grande presepe urbano, accompagnato dalla musica diffusa e dal silenzio delle chiese. Un itinerario che non si limita a mostrare opere, ma invita a riconoscersi nella tradizione, nella bellezza condivisa e in una città che continua a raccontarsi attraverso l’arte dei suoi presepi.





