RSA Ostuni, Amati alza il tono: “Nove lavoratori ancora in attesa, gli impegni si mantengono o agirò a modo mio”

Alla RSA di Ostuni pendono le attese di nove lavoratori non sanitari che avrebbero dovuto essere assunti da Sanitàservice a partire dal 15 ottobre, stando agli impegni leggibili negli accordi presi. A denunciarlo è lo stesso assessore e consigliere regionale Fabiano Amati, che in un comunicato ha chiesto la firma dei contratti e l’immediata presa in servizio di tutto il personale, minacciando “farò a modo mio” in caso di ritardi.

La vicenda affonda le sue radici nel recente processo di internalizzazione della RSA di Ostuni: con delibera regionale del 19 settembre 2025 è stato avviato l’avviso pubblico per l’assunzione di 37 unità a partire dal 1° ottobre, al fine di portare la struttura sotto gestione dell’Asl di Brindisi. Tuttavia, in quella programmazione rimanevano da definire “i profili di altri 11 lavoratori (2 educatori, 7 addetti alle pulizie e 2 della cucina)” non inclusi nell’avviso originario. Nel frattempo, secondo quanto riportato da fonti locali, i nove lavoratori oggetto della recente denuncia sarebbero parte di quel contingente rimasto “in sospeso”.

Nel luglio 2025, Amati aveva già alzato la posta: aveva criticato eventuali ulteriori proroghe della gestione privata della RSA, minacciando implicazioni di danno erariale e segnalazioni agli organi competenti. Dalla sua parte, il consigliere regionale per la Sanità, Tommaso Gioia, ha reagito duramente: secondo lui, non è possibile internalizzare esclusivamente la RSA di Ostuni senza intervenire su tutte le strutture analoghe e senza mettere in discussione la convenienza economica. Gioia mette in guardia sul fatto che l’assunzione generale potrebbe far lievitare i costi di oltre 500mila euro, una cifra ritenuta insostenibile.

Tra polemiche politiche e pressioni sindacali, le cronache locali informano che la questione sembra ad un punto di svolta. Il 25 settembre è stata ufficializzata l’assunzione dei nove lavoratori finora esclusi: saranno destinati alla “Medihospes” in regime di internalizzazione, secondo quanto riferito da fonti locali. Tuttavia, continuano le obiezioni: i sindacati lamentano che la modalità e i tempi della transizione non abbiano rispettato le procedure e i diritti acquisiti.

Questa vicenda non è isolata: la gestione delle RSA pubbliche, i contratti appalto e le internalizzazioni costituiscono un tema ricorrente nella sanità pugliese. Amati ha fra l’altro riferito che procederà ad approfondimenti sugli atti negoziali precedenti e possibili compensazioni contabili tra Asl e gestori privati.

In definitiva, la protesta dell’assessore regionale segna un quorum di allerta politica: le istanze dei nove lavoratori sono il simbolo di un nodo più largo, che tocca la coerenza delle promesse politiche, i vincoli del bilancio pubblico e l’equità nel rapporto tra dirigenza regionale, Asl e personale sanitario-ausiliario. Entro le prossime ore si attendono sviluppi decisivi: la credibilità pubblica della gestione sanitaria pugliese rischia di essere messa alla prova.

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