Si chiude con l’arresto dell’ultimo presunto componente del gruppo la vicenda della rapina al McDonald’s del BrinPark di Brindisi, messa a segno il 24 aprile scorso. Il giovane, irreperibile dal 3 agosto, è stato individuato nei pressi della stazione ferroviaria Roma Tiburtina e arrestato dalla Squadra Mobile della Capitale su impulso degli investigatori brindisini.
Il colpo era avvenuto intorno alle 19.30, quando il fast food era affollato di clienti, tra cui numerose famiglie con bambini. Secondo quanto ricostruito nelle prime ore, almeno tre persone con il volto coperto e tute integrali erano entrate nel locale. Uno dei rapinatori, armato di pistola, avrebbe minacciato le cassiere facendosi consegnare il denaro presente nei registratori di cassa. Il bottino era stato quantificato inizialmente in circa 500-600 euro.
La fuga era avvenuta a bordo di un’utilitaria. Successivamente, secondo gli elementi emersi nell’inchiesta, gli investigatori hanno ricostruito un gruppo più ampio: il veicolo utilizzato per la fuga sarebbe risultato rubato e venne ritrovato successivamente completamente bruciato nell’agro di Brindisi. Gli approfondimenti della Squadra Mobile e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza hanno permesso di delineare i ruoli dei partecipanti e di raccogliere gravi indizi a carico di cinque persone.
Il 3 agosto Polizia e Guardia di Finanza eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque soggetti, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo e in concorso, di rapina aggravata, porto illegale di armi comuni da sparo e ricettazione. Per due degli indagati emersero inoltre contestazioni relative alla detenzione ai fini di spaccio di cocaina e marijuana.
Quattro degli indagati furono quindi arrestati, mentre il quinto riuscì a rendersi irreperibile. Nei giorni scorsi, secondo quanto riportato dalla stampa locale, i quattro già arrestati avrebbero anche manifestato l’intenzione di risarcire il danno alla società titolare del McDonald’s; la proposta sarebbe stata rifiutata, con l’indicazione di destinare la somma a un’associazione impegnata nell’inclusione delle persone con autismo.
Ora anche l’ultimo indagato è stato raggiunto dalla misura cautelare. La sua posizione resta comunque soggetta alla presunzione di non colpevolezza: il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità dovranno essere accertate in sede processuale.

