Accessi abusivi ai conti di 3.572 clienti: indagato ex dipendente di Intesa Sanpaolo

Un’indagine durata oltre due anni ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di un ex dipendente di Intesa Sanpaolo, già in servizio nella sede Agribusiness di Bisceglie e licenziato nell’agosto 2024. L’uomo è accusato, secondo l’ipotesi investigativa, di aver effettuato accessi abusivi e sistematici ai dati di 3.572 clienti dell’istituto di credito.

L’inchiesta è partita dalla denuncia di un correntista presentata nel luglio 2024. L’analisi dei log e dei tracciati informatici avrebbe consentito agli investigatori di ricostruire una lunga serie di accessi effettuati sfruttando le credenziali operative e le mansioni aziendali dell’indagato. Secondo gli accertamenti, l’attività sarebbe iniziata nel gennaio 2020 e proseguita fino alla fine di aprile 2024.

Tra le persone i cui dati sarebbero stati consultati figurano anche alte cariche dello Stato, tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio La Russa e il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Foto tgcom24

Per la Procura, la vicenda avrebbe assunto una particolare rilevanza anche sotto il profilo della sicurezza nazionale, considerando che l’infrastruttura bancaria interessata rientra nel Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica. Nell’inchiesta è intervenuta anche la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

Gli accertamenti hanno inoltre fatto emergere presunti comportamenti analoghi riconducibili ad altri sette dipendenti dello stesso istituto, le cui posizioni sono state stralciate e trasmesse alle competenti autorità giudiziarie territoriali.

All’ex dipendente vengono contestati, a vario titolo, l’accesso abusivo a sistema informatico, il procacciamento illecito di notizie concernenti la sicurezza dello Stato e plurime violazioni della normativa sulla privacy.

Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari. L’avviso di conclusione delle indagini non equivale a una condanna e l’indagato deve essere considerato presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.

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