MONOPOLI – Due dei pensatori più influenti e controversi dell’età moderna, divisi dalla storia ma uniti da sorprendenti punti di contatto. È attorno a questo dialogo immaginario tra Karl Marx e Friedrich Nietzsche che si è sviluppato l’incontro con Marcello Veneziani al Prospero Fest di Monopoli, davanti a una platea numerosa e attenta.
Al centro del libro c’è una suggestione letteraria: immaginare un incontro tra Marx e Nietzsche il 5 maggio del 1882 in una locanda della Costa Azzurra. Un incontro mai avvenuto nella realtà ma costruito a partire da elementi storici concreti. In quei giorni Marx, ormai malato e vicino alla fine dei suoi giorni, rientrava dall’Algeria; Nietzsche, invece, attraversava una delle stagioni più fertili della sua produzione filosofica.
«Volevo raccontare non soltanto il loro pensiero ma anche le loro vite – ha spiegato Veneziani – perché nell’intreccio tra biografia e filosofia si comprende meglio ciò che hanno realmente rappresentato».


Da questa cena immaginaria nasce un confronto che consente all’autore di esplorare analogie e differenze tra due figure tradizionalmente considerate agli antipodi.
Secondo Veneziani, infatti, Marx e Nietzsche condividono molto più di quanto generalmente si pensi. Entrambi affondano le proprie radici nel Romanticismo tedesco, entrambi si formano attraverso la poesia, condividono il fascino per Goethe e per il mito di Prometeo e attribuiscono un ruolo centrale all’azione.
«Noi siamo abituati a considerarli opposti – ha spiegato – ma hanno molti riferimenti comuni, molte allergie comuni e una comune critica verso la società borghese e il conformismo del loro tempo».
Nel corso del dibattito, Veneziani ha illustrato le diverse declinazioni di questa centralità dell’azione. Per Marx l’azione coincide con la trasformazione della storia attraverso la rivoluzione e il conflitto sociale. Per Nietzsche si traduce nella volontà di potenza, nella creatività e nell’affermazione della vita.
Una riflessione che conduce inevitabilmente al presente e alla necessità di recuperare il pensiero critico.
«Mettere insieme due autori molto diversi significa attivare il pensiero critico – ha affermato dal palco –. L’intelligenza è ciò che pone domande, che non si accontenta delle risposte preconfezionate. È nella differenza che nasce la fecondità di un incontro».
Un passaggio che ha rappresentato uno dei temi centrali della serata e che si collega alle sfide della contemporaneità, in un tempo caratterizzato da polarizzazioni, schieramenti rigidi e dibattiti spesso ridotti a slogan.
Particolarmente significativa anche la riflessione sul rapporto tra filosofia, tecnica e innovazione tecnologica.
Secondo Veneziani, sia Marx che Nietzsche avevano riposto una grande fiducia nell’azione come strumento di trasformazione del mondo. Una fiducia che, paradossalmente, sarebbe stata tradita proprio dall’evoluzione della tecnica.
«Entrambi si affidano a Prometeo – ha osservato – ma alla fine Prometeo dice che per cambiare il mondo non servono più i filosofi. Oggi la tecnologia e l’intelligenza artificiale modificano la realtà senza passare dal pensiero filosofico. La tecnica ha assunto un primato che rischia di marginalizzare il pensiero».
Un tema che ha suscitato particolare interesse tra il pubblico del Prospero Fest, composto da giovani, studenti, appassionati di cultura e cittadini.
A margine dell’incontro, intervistato da TvPuglia, Veneziani ha affrontato anche il tema della situazione geopolitica internazionale e del ruolo dell’Europa nei conflitti in corso.
«L’Europa dovrebbe svolgere una funzione autonoma e di equilibrio – ha dichiarato –. Il suo errore è pensarsi soltanto come Occidente. L’Europa è invece sintesi tra Occidente e Oriente, tra Nord e Sud. Dovrebbe avere una funzione di mediazione e rappresentare un punto di equilibrio nel mondo».

Secondo il filosofo, il continente europeo sta invece vivendo una fase di smarrimento strategico, privo di una linea comune e di una visione coerente del proprio ruolo internazionale.
Nel corso dell’intervista, Veneziani ha anche risposto a una domanda sull’assenza, oggi, di figure intellettuali paragonabili a Marx e Nietzsche.
«Continuiamo a parlare di loro proprio perché hanno lasciato un vuoto incolmato. Dopo di loro è rimasta la loro impronta, ma non i loro eredi».
Parole che sintetizzano il senso di una serata dedicata non solo alla filosofia ma anche alla necessità di interrogarsi sul presente attraverso i grandi autori del passato.

