MONOPOLI – Dopo gli incontri con Roberto Saviano, Francesca Fagnani, Giovanna Botteri, Pif e Fabio Macaluso, il Prospero Fest ha proseguito il suo percorso culturale con un altro appuntamento intenso. Nella sala Prospero della biblioteca civica di Monopoli, dove la manifestazione si è spostata a causa del forte vento di maestrale, è stato il momento di Mauro Pescio, attore, autore teatrale e podcaster noto al grande pubblico per il successo di “Io ero il milanese”.
L’evento, inserito nel cartellone del festival promosso dalla Biblioteca La Rendella, con il sostegno del Comune di Monopoli – Assessorato alla Cultura e di numerosi partner istituzionali e culturali del territorio, ha visto Pescio raccontare “Operazione Massacro”, il celebre libro-inchiesta del giornalista argentino Rodolfo Walsh, considerato il primo grande esempio mondiale di romanzo non-fiction, pubblicato anni prima di A sangue freddo di Truman Capote.
Presentato dal giornalista Sergio Rizzo, lo spettacolo ha accompagnato il pubblico dentro una delle pagine più oscure della storia argentina. Attraverso una narrazione serrata e coinvolgente, Pescio ha ricostruito il lavoro investigativo di Walsh, partito dalla casuale scoperta dell’esistenza di alcuni sopravvissuti a una fucilazione clandestina ordinata dal regime militare argentino nel 1956.


Una storia che diventa simbolo universale della ricerca della verità. Walsh, intuendo che dietro quella vicenda si nascondeva qualcosa di molto più grande, raccolse testimonianze, cambiò identità per sfuggire alle persecuzioni e trasformò un’inchiesta giornalistica in un’opera destinata a cambiare la storia del giornalismo investigativo.
Al termine dello spettacolo Pescio ha riflettuto anche sull’attualità del messaggio di Walsh e sul tema della memoria.
«La situazione argentina di oggi mi ha colpito molto – ha spiegato –. Per preparare questo lavoro abbiamo chiesto materiale alla Radio Pubblica Argentina e ci è stato risposto che molti archivi non sono più accessibili. Nel 1955 e nel 1956 fu il regime a cancellare la memoria, oggi gli archivi della radio pubblica sono stati chiusi. Ma un archivio è patrimonio culturale, è testimonianza della società. Non si può rinunciare a conoscere il passato».


Un tema che si intreccia inevitabilmente con le trasformazioni della comunicazione contemporanea.
«Viviamo in un’epoca in cui la memoria sembra scomparire rapidamente – ha aggiunto –. Forse dobbiamo trovare nuove forme per conservarla. I podcast, i video, le registrazioni audio rappresentano già strumenti importanti. Io, nel mio piccolo, provo a fare proprio questo: raccogliere e tramandare storie che rischierebbero di essere dimenticate».
Parole che hanno trovato ascolto in una platea attenta e partecipe. Un altro appuntamento capace di confermare la vocazione del Prospero Fest: trasformare il racconto, il giornalismo e la cultura in occasioni di riflessione collettiva sui grandi temi del presente, dalla legalità alla guerra, dalla salute mentale alla difesa della memoria storica.

