Prospero Fest, Concita De Gregorio e Melania Petriello: “La cura comincia dall’ascolto”

MONOPOLI – La cura come ascolto, la maternità come esperienza che supera i confini della biologia, il diritto all’identità e la necessità di comprendere il mondo delle nuove generazioni senza giudizi. Sono stati questi alcuni dei temi al centro dell’incontro che ha visto protagoniste la giornalista e scrittrice Concita De Gregorio e la giornalista Melania Petriello nel penultimo giorno del Prospero Fest 2026.

La manifestazione, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Monopoli e Biblioteca Rendella, inserita tra i cinquanta festival culturali più rilevanti d’Italia dal progetto “Luci sui Festival” del Salone Internazionale del Libro di Torino, continua a proporre occasioni di approfondimento sui grandi temi della contemporaneità.

Partendo dal libro “La cura”, Concita De Gregorio ha offerto una riflessione che intreccia esperienza personale, relazioni familiari e responsabilità collettive. Per la giornalista e scrittrice, la parola cura affonda le proprie radici nell’ascolto.

«La parola cura ha una radice lessicale che significa ascolto – ha spiegato –. Avere cura di qualcuno significa ascoltare, mettersi nei panni dell’altro, assumere il suo punto di vista. È ciò che siamo chiamati a fare nelle relazioni individuali e familiari».

Un concetto che si lega inevitabilmente al rapporto tra adulti e giovani, tema emerso più volte durante il dialogo pubblico.

«È difficile comprendere il tempo dei ragazzi perché tendiamo sempre a pensare che il nostro passato fosse migliore. Invece dobbiamo provare a metterci nei loro panni, senza giudizio. Quando hai vent’anni hai solo vent’anni. Quando ne hai cinquanta, dentro di te convivono tutte le età che hai attraversato. Bisogna recuperare quella ragazza o quel ragazzo che siamo stati per capire le domande delle nuove generazioni».

Accanto alla riflessione sulla cura, l’incontro ha affrontato anche il tema della maternità e dell’identità personale ispirandosi all’altro volume intitolato “Di madre in figlia” edito da Feltrinelli.

La giornalista ha posto l’attenzione sulle trasformazioni che la società contemporanea sta vivendo grazie ai progressi della scienza e alle nuove forme di genitorialità, ponendo interrogativi che riguardano il diritto di conoscere le proprie origini.

«Viviamo per la prima volta nella storia in un tempo in cui per avere un figlio non è necessariamente richiesta una relazione fisica tra due persone. Questo cambia profondamente il modo in cui interpretiamo la maternità, la paternità e l’identità».

Un tema che si intreccia con quello dei figli nati da parto anonimo e con il delicato equilibrio tra il diritto delle donne all’anonimato e quello dei figli a conoscere le proprie origini biologiche.

A questo proposito Melania Petriello, autrice del volume basato su un’inchiesta giornalistica intitolato “Sulla strada giusta”, ha ricordato come in Italia siano circa un milione le persone che chiedono di poter accedere alle informazioni sulle proprie origini. Una questione che coinvolge aspetti identitari, sanitari e giuridici e che continua a interrogare il legislatore.

«Le informazioni sulla nascita – ha sottolineato – rappresentano il primo elemento della nostra identità. Sapere chi siamo, da dove veniamo e chi ci ha messo al mondo non è soltanto una curiosità personale ma un diritto che riguarda la dignità stessa della persona».

Nel corso dell’incontro Petriello ha inoltre allargato la riflessione alla dimensione pubblica della cura, richiamando il ruolo della politica e delle istituzioni.

«Dobbiamo prenderci cura della cosa pubblica, dei luoghi comuni, dei diritti delle persone e di tutte quelle questioni che riguardano la vita delle persone dal momento in cui nascono fino alla fine della loro esistenza. Serve attenzione costante, sensibilità e capacità di trovare risposte in nome dei diritti e non delle ideologie».

Un confronto intenso che ha coinvolto il pubblico del Prospero Fest e che ha confermato la vocazione della manifestazione a trasformare il dialogo culturale in uno strumento per interrogarsi sui cambiamenti della società contemporanea, sulle relazioni umane e sui diritti che accompagnano ogni fase della vita.

Il servizio del tg
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