MONOPOLI – Dopo l’intensa testimonianza di Giovanna Botteri, il Prospero Fest ha accolto un altro protagonista molto atteso dal pubblico: Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto. Regista, autore, conduttore televisivo ed ex inviato de Le Iene, è stato ospite della seconda serata ospitata eccezionalmente all’interno del Teatro Radar a causa del maltempo.
Sala gremita in ogni ordine di posto, con spettatori anche in galleria, per un incontro condotto dal giornalista Sergio Rizzo che ha alternato momenti di grande ironia a riflessioni profonde sui temi della memoria, della legalità, della mafia e del ruolo della cultura nella società contemporanea.
Fin dalle prime battute Pif ha conquistato il pubblico con il suo stile diretto e autoironico, ricordando uno degli episodi più celebri della sua esperienza televisiva. Durante un servizio realizzato per Le Iene, si travestì da sacerdote per entrare in Vaticano. Un’iniziativa che gli costò una denuncia e qualche ora in commissariato.
«In Italia dovete sapere che non ci si può travestire da prete, a meno che non si sia davvero preti», ha scherzato tra le risate della platea. «E soprattutto non è una cosa particolarmente apprezzata in Vaticano». Poi la battuta finale: «Quella denuncia l’ho appesa nella cameretta. Così mia figlia saprà cosa facevo prima che nascesse».


Ma dietro l’ironia è emersa anche la riflessione civile che da anni caratterizza il lavoro dell’autore palermitano. Partendo dai suoi film e in particolare da La mafia uccide solo d’estate, Pif ha spiegato come il suo obiettivo sia sempre stato raccontare la mafia nella sua dimensione reale, lontano dalle mitizzazioni cinematografiche.
«Falcone, Borsellino, Chinnici non erano supereroi. Erano persone normali che facevano il proprio dovere. Trasformarli in santi rischia di diventare un alibi per tutti gli altri».
Uno dei passaggi più applauditi è stato quello dedicato alla lotta contro la criminalità organizzata. Per Pif la repressione da sola non basta.
«La presenza delle forze dell’ordine è fondamentale, ma non è sufficiente. La mafia si combatte anche portando cultura, sport, teatri, biblioteche e opportunità nei quartieri difficili. Se insegni a un ragazzo a suonare il clarinetto o gli fai scoprire la passione per il calcio, diminuisci la probabilità che un giorno impugni una pistola».


Un concetto che ha ampliato con una frase destinata a diventare uno dei messaggi simbolo dell’incontro.
«La mafia si sconfigge con il postino che consegna la posta puntuale, con l’autobus che arriva in orario, con i servizi che funzionano. Perché la mafia prospera quando lo Stato è assente».
Non sono mancati riferimenti all’attualità, alla memoria storica e al pericolo delle semplificazioni ideologiche. Pif ha richiamato l’importanza della verità, della conoscenza dei fatti e della capacità di mantenere uno spirito critico, soprattutto in un’epoca dominata dai social network e dalle contrapposizioni radicali.


Tra un tema impegnato e l’altro, il regista è tornato più volte alla sua proverbiale passione per il cibo e per i dolci siciliani, scherzando sul personaggio di Arturo, protagonista delle sue opere, e confessando che nella sua personale scala delle priorità una buona pasticceria potrebbe persino battere una storia d’amore.
Un racconto leggero che però ha lasciato spazio a una riflessione più ampia sull’identità del Mezzogiorno e sulla necessità di superare ogni forma di rassegnazione.
«Non possiamo continuare a pensare che certe cose al Sud siano normali. Dobbiamo indignarci quando un bambino è costretto a curarsi lontano da casa o quando l’illegalità diventa abitudine. L’indignazione deve trasformarsi in partecipazione».
Tra applausi, sorrisi e spunti di riflessione, Pif ha così chiuso un’altra serata di successo del Prospero Fest, confermando la capacità della manifestazione monopolitana di coniugare intrattenimento, cultura e impegno civile.

