MONOPOLI – È stato Roberto Saviano ad inaugurare l’edizione 2026 del Prospero Fest, il festival culturale promosso dal Comune di Monopoli che fino al 14 giugno trasformerà il Porto Antico in un grande laboratorio di idee, confronto e riflessione.
La manifestazione, inserita tra i cinquanta festival culturali più rilevanti d’Italia dal progetto “Luci sui Festival” del Salone Internazionale del Libro di Torino, ha aperto il proprio programma con uno degli appuntamenti più attesi: l’incontro “Gomorra. 20 anni dopo”, una conversazione tra lo scrittore e giornalista napoletano e Gianmario Pilo.
Un colpo d’occhio straordinario quello offerto dal Porto Antico di Monopoli, gremito di spettatori arrivati da tutta la Puglia per ascoltare l’autore del libro che nel 2006 cambiò il modo di raccontare le mafie e la criminalità organizzata.


Lo stesso Saviano, salendo sul palco, non ha nascosto la propria emozione.
«Questo è il palco più bello della mia vita», ha dichiarato davanti al pubblico, ringraziando il Comune di Monopoli, il sindaco Angelo Annese, l’assessora alla Cultura Rosanna Perricci e gli organizzatori del festival.
Vent’anni dopo Gomorra
Il dialogo ha ripercorso la nascita di “Gomorra”, pubblicato nel maggio del 2006 e diventato in pochi mesi un caso editoriale senza precedenti.
Saviano ha ricordato gli anni precedenti alla pubblicazione, il periodo della laurea in Filosofia all’Università Federico II di Napoli e il lungo lavoro di scrittura che lo accompagnò per circa cinque anni.
«Quel libro lo tenevo nel mio sistema circolatorio da molto tempo», ha raccontato. «Lo avevo dentro da anni prima ancora di consegnarlo all’editore».
Ma il tema centrale dell’incontro non è stato soltanto il successo letterario dell’opera. Il confronto si è spostato soprattutto sul prezzo personale pagato dall’autore in questi vent’anni.
«La reputazione è la vera condanna del nostro tempo»

Alla domanda sul costo umano della notorietà e dell’impegno civile, Saviano ha offerto una riflessione che ha rappresentato uno dei passaggi più intensi dell’intera serata.
«La persecuzione della reputazione è la vera condanna del nostro tempo», ha affermato.
Secondo lo scrittore, il fenomeno dei social network ha modificato radicalmente il rapporto tra persone pubbliche, opinione pubblica e libertà individuale.
«È molto facile oggi distruggere o compromettere una reputazione. E anche quando non viene distrutta, può essere stressata al punto da renderti la vita impossibile».
Saviano ha spiegato come la pressione costante esercitata dalla rete possa condizionare il comportamento delle persone, fino a limitarne la libertà di espressione.
«Vorresti dire delle cose o fare delle cose, ma spesso eviti perché temi la reazione che potrebbero generare».
Privacy e democrazia
Particolarmente forte anche il passaggio dedicato al tema della privacy.
Saviano ha osservato come le nuove generazioni siano cresciute in un contesto completamente diverso rispetto a quello vissuto da chi è nato nel Novecento.
«Tra cinquant’anni tutta la vita di un presidente degli Stati Uniti sarà online», ha osservato provocatoriamente.
Per lo scrittore, l’erosione progressiva della sfera privata rappresenta uno dei rischi più significativi delle società contemporanee.
«L’assenza di privacy è la fine della democrazia».

Pasolini, Oscar Wilde e il diritto al dissenso
Uno dei momenti più apprezzati dal pubblico è stato il lungo ragionamento dedicato al rapporto tra reputazione, libertà intellettuale e dibattito culturale.
Saviano ha citato Pier Paolo Pasolini, ricordando le polemiche suscitate dalle sue posizioni controverse su temi come divorzio e aborto.
«Oggi probabilmente verrebbe cancellato dai social. Invece il dissenso e la dialettica sono fondamentali».
Lo scrittore ha poi evocato la figura di Oscar Wilde, perseguitato e incarcerato nell’Inghilterra vittoriana a causa della propria omosessualità.
Attraverso il racconto della vicenda umana dello scrittore irlandese, Saviano ha voluto evidenziare come la distruzione della reputazione sia stata spesso utilizzata nella storia come strumento di repressione sociale e culturale.
«Quando mi trovo nei momenti difficili penso spesso a questi maestri che hanno pagato prezzi altissimi per la loro libertà».
“Oggi non rifarei tutto allo stesso modo”
Particolarmente sincera la risposta alla domanda se rifarebbe tutto ciò che ha fatto.
Saviano ha scelto una posizione lontana dalla retorica.
«La risposta sincera è che probabilmente non rifarei tutto allo stesso modo. Lo farei con maggiore prudenza, cercando di non sacrificare completamente la mia esistenza».
Parole che hanno suscitato un lungo applauso del pubblico.
Pur rivendicando il valore del proprio lavoro e l’impatto culturale che “Gomorra” ha avuto in Italia e nel mondo, l’autore ha riconosciuto il peso umano di una vita trascorsa sotto protezione.

Il messaggio ai giovani
In chiusura, Saviano ha rivolto un pensiero ai giovani che oggi desiderano impegnarsi contro mafie, caporalato e illegalità.
«Il consiglio che do sempre è di non essere soli».
Secondo lo scrittore, il rischio maggiore è credere che il percorso individuale possa bastare da solo a cambiare la realtà.
«È molto facile distruggere la vita di un singolo giornalista, attivista o scrittore. Le battaglie si vincono insieme».
Infine un invito alla prudenza nell’utilizzo dei social network.
«Mantenete sempre dubbio, distanza e complessità».
Un messaggio che ha chiuso idealmente una serata intensa, tra riflessioni civili, memoria personale e attualità.
Con Roberto Saviano si è aperta ufficialmente l’edizione 2026 del Prospero Fest, che fino al 14 giugno porterà a Monopoli alcuni dei nomi più autorevoli del giornalismo, della letteratura e della cultura italiana, confermando il ruolo della città come uno dei principali punti di riferimento per il dibattito culturale nel Mezzogiorno.

