CONVERSANO – Un presunto sodalizio criminale dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, con una struttura organizzata e basi operative nel territorio di Conversano. È quanto emerge dall’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ha portato i Carabinieri della Compagnia di Monopoli ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di tredici persone.
Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della DDA. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico e alla cessione di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi comuni da sparo ed episodi estorsivi.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori nella fase delle indagini preliminari, il gruppo avrebbe gestito un’attività stabile di spaccio di cocaina, hashish e marijuana nel territorio conversanese, attraverso una rete organizzata di pusher e collaboratori. Le indagini, condotte dalla Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile di Monopoli, si sono sviluppate attraverso pedinamenti, servizi di osservazione, attività tecniche e il contributo di alcuni collaboratori di giustizia.

Gli inquirenti ritengono di aver documentato numerosi episodi di cessione al dettaglio di droga, organizzati attraverso conversazioni telefoniche caratterizzate dall’utilizzo di linguaggio criptico e utenze dedicate. Lo spaccio, secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip, sarebbe avvenuto sia tramite consegne a domicilio sia all’interno di un bar situato nel centro urbano di Conversano, individuato come uno dei punti operativi del gruppo.
L’attività investigativa avrebbe inoltre consentito di delineare l’esistenza di una struttura criminale organizzata, con ruoli distinti tra i componenti e basi utilizzate per lo stoccaggio e il confezionamento dello stupefacente.

Tra gli elementi contestati figurano anche alcuni episodi estorsivi che, secondo gli investigatori, sarebbero stati ordinati dal presunto capo del sodalizio mentre si trovava detenuto nel carcere di Bari. Le intimidazioni e le minacce, talvolta recapitate anche tramite “pizzini”, sarebbero state finalizzate al recupero di somme legate all’acquisto di droga o come ritorsione nei confronti di persone che avevano reso dichiarazioni accusatorie in altri procedimenti giudiziari.
Nel corso delle indagini sarebbero emersi inoltre elementi relativi alla disponibilità di armi da fuoco. In due distinti episodi, infatti, i Carabinieri hanno sequestrato pistole modificate trovate a bordo di veicoli nella disponibilità di alcuni indagati.

Gli arresti eseguiti nelle scorse ore rappresentano una fase dell’indagine preliminare. Come ricordato dagli stessi investigatori, la posizione degli indagati dovrà ora essere vagliata nelle successive fasi processuali e l’eventuale responsabilità penale potrà essere accertata solo con sentenza definitiva, nel pieno contraddittorio tra accusa e difesa.

