Un sensore grande meno di mezzo millimetro, ma capace di prestazioni paragonabili a quelle di un radar. È il risultato della ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature Nanotechnology, frutto della collaborazione tra il Politecnico di Bari e l’Università di Messina nell’ambito del gruppo di ricerca “PETASPIN”.
Lo studio, realizzato in collaborazione con il Suzhou Institute of Nano-tech and Nano-bionics (SINANO) in Cina e con la King Abdullah University of Science and Technology (KAUST) in Arabia Saudita, vede tra gli autori i professori Mario Carpentieri e Riccardo Tomasello del Politecnico di Bari e Giovanni Finocchio dell’Università di Messina. I ricercatori hanno avuto un ruolo centrale nella progettazione e nello sviluppo del nuovo dispositivo.
Il team ha realizzato un rivelatore di microonde pienamente compatibile con la tecnologia CMOS, la stessa utilizzata nell’industria dei microprocessori. Il sensore integra in un’unica architettura un’antenna magnetoelettrica e una giunzione tunnel magnetica, elemento chiave della spintronica già impiegato nelle memorie magnetiche di nuova generazione.
Grazie a questa innovazione è possibile superare uno dei principali limiti dei rivelatori a microonde tradizionali: la necessità di antenne esterne ingombranti. Il nuovo dispositivo è invece un sensore wireless ultrasensibile, capace di rilevare segnali estremamente deboli e di funzionare con consumi energetici molto ridotti.
La compatibilità con i processi industriali esistenti rappresenta un ulteriore passo avanti verso l’integrazione diretta nei microchip, aprendo scenari tecnologici che vanno dai sensori avanzati ai dispositivi biomedicali di nuova generazione.
Il risultato consolida il ruolo del Politecnico di Bari e dell’Università di Messina nella ricerca avanzata nel campo della spintronica e della magnetoelettronica, confermando il contributo della ricerca universitaria italiana nello sviluppo delle tecnologie del futuro.





