Giustizia e democrazia, Panaro: “L’autonomia della magistratura riguarda tutti i cittadini”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: L’autonomia e l’indipendenza della magistratura come pilastro della democrazia. È questo il cuore della riflessione diffusa da Cosimo Mimmo Panaro, che interviene nel dibattito sulla proposta di riforma costituzionale relativa alla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri.

Panaro richiama innanzitutto l’articolo 104 della Costituzione, che definisce la magistratura “ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato”. Un principio che, ricorda, serve a garantire l’imparzialità dei giudici, soggetti soltanto alla legge e non al governo o al Parlamento. A tutela di questa autonomia è stato istituito il Consiglio Superiore della Magistratura, organo di autogoverno che si occupa di carriere, trasferimenti, promozioni e procedimenti disciplinari.

La proposta oggi al centro del confronto politico prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la creazione di due distinti CSM. Secondo Panaro, questa scelta rischierebbe di indebolire l’assetto pensato dai Padri costituenti, frammentando l’organo di garanzia e incidendo sull’equilibrio tra i poteri dello Stato. Il punto, sottolinea, non riguarda il funzionamento dei singoli processi, ma l’ordinamento della magistratura e il rapporto tra potere giudiziario ed esecutivo.

Nel suo intervento, Panaro evidenzia come l’indipendenza della magistratura rappresenti una garanzia per tutti i cittadini, perché assicura l’uguaglianza davanti alla legge. Richiama anche la storia italiana, in particolare quella segnata dal sacrificio di magistrati che hanno pagato con la vita la loro autonomia, proprio perché non subordinati ad alcun potere.

La riforma, approvata in Parlamento con una maggioranza inferiore ai due terzi, sarà sottoposta a referendum. Per Panaro, si tratta di una scelta che “cambierebbe i connotati della Costituzione” e che merita un confronto approfondito e partecipato. L’invito rivolto ai cittadini è quello di informarsi, leggere gli articoli 104 e 105 della Carta e comprendere la portata della modifica proposta.

Il dibattito, conclude, non è tecnico ma politico e istituzionale: riguarda l’equilibrio tra i poteri dello Stato e, di conseguenza, le garanzie democratiche. Per questo la partecipazione consapevole diventa elemento centrale. Difendere l’indipendenza della magistratura, secondo questa visione, significa difendere lo Stato di diritto e l’uguaglianza di tutti davanti alla legge.

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