Si avvicina a Castellana Grotte il grande appuntamento con la Notte delle Fanove, uno dei riti più identitari e sentiti dalla comunità, che affonda le sue radici nella drammatica epidemia di peste che colpì il sud est barese tra il 1690 e il 1691. Fu allora che il fuoco e l’olio divennero simboli di liberazione e salvezza: secondo la tradizione, i castellanesi riuscirono a limitare il numero dei morti ungendosi con l’olio della lampada posta ai piedi della Madonna della Vetrana e bruciando ogni cosa come segno di purificazione.



Da quell’evento nacque il culto verso la Madonna, ritenuta interceditrice nella liberazione dalla pestilenza, e una devozione che ancora oggi si rinnova attraverso riti collettivi carichi di spiritualità. Tra questi, la Diana, il lungo cammino notturno che si è svolto all’alba dell’Epifania e che ha attraversato tutta la città fino al santuario della Madonna della Vetrana.
Una notte intensa, segnata anche da una fitta nebbia che ha avvolto strade e quartieri, restituendo un paesaggio quasi fiabesco, carico di suggestione e silenzio. L’elevata umidità ha accompagnato l’intero percorso, dissolvendosi soltanto con il sorgere del sole, quando la città ha ritrovato lentamente i suoi contorni.
Per tutta la notte, fedeli, Comitato Festa Patria e amministratori hanno visitato sette frantoi che hanno aderito all’iniziativa spirituale, insieme a diversi luoghi simbolici dove, accanto a edicole votive e altarini allestiti per l’occasione, erano pronte le cataste di legna che bruceranno nella sera dell’11 gennaio. In ogni tappa sono stati benedetti i frantoi e le icone mariane, in un clima di raccoglimento e partecipazione popolare.



A guidare il corteo, la banda “Vito Semeraro” di Castellana Grotte, che ha accompagnato il cammino con l’inno alla Madonna e la marcia della Diana, suonata ripetutamente come segno di continuità e attesa. La partenza è avvenuta alle 2.30, dal municipio e dalla sede del Comitato Festa Patria, con arrivo alle 7 del mattino presso il convento dei frati francescani dove il padre guardiano Fra Mimmo Lotito ha benedetto la lampada votiva.
Significativa e numerosa anche la partecipazione dei giovani, presenti lungo tutto il percorso notturno, segno di una tradizione che continua a essere vissuta e tramandata dalle nuove generazioni.



Ogni frantoio ha donato il proprio olio, che è stato raccolto e mescolato in un unico orciuolo, portato in processione lungo tutto il percorso. Al termine del cammino, l’olio è stato versato dal presidente del Comitato Festa Patria, Franco Di Masi, nella lampada votiva che resterà accesa per tutto l’anno ai piedi della Madonna.
«Questa è la notte dei castellanesi – ha dichiarato il sindaco Domi Ciliberti – la notte in cui raccogliamo l’olio con cui accenderemo la lampada della Madonna e, domenica 11 gennaio, il primo falò. Le Fanove rappresentano liberazione, speranza, guarigione e la profonda devozione verso colei che protegge la nostra comunità».
Per l’arciprete don Giovanni Amodio, la Diana è un autentico pellegrinaggio: «Non siamo questuanti, ma pellegrini di speranza. L’olio è luce, vita, consolazione e profumo. Siamo chiamati a portare luce e fragranza nelle relazioni quotidiane».



«Siamo arrivati alla 335ª edizione della festa delle Fanove – ha ricordato Franco Di Masi – e tutto inizia con questa lunga notte. L’olio è il simbolo più forte della salvezza dalla peste, mentre le Fanove non sono fuoco che distrugge, ma luce che illumina».
Nei prossimi giorni Tv Puglia realizzerà uno Speciale dedicato esclusivamente alla Notte della Diana, disponibile su www.tvpuglia.it e sui canali social Facebook e YouTube. Seguite Tv Puglia!






