Candidatura negata: Fabiano Amati escluso dalle liste del PD, ma resta in campo

Una mossa che molti descrivono come un’ingiustizia politica nei confronti di Fabiano Amati, assessore regionale al Bilancio della Puglia, oggi escluso dalla lista del Partito Democratico in vista delle elezioni regionali del 23-24 novembre. Non un semplice episodio di selezione interna: per Amati è innanzitutto il segnale di una marginalizzazione che non si limita al partito, ma che tocca la sua storia e il suo impegno istituzionale.

Amati, nel suo sfogo pubblico, ha richiamato il concetto del cosiddetto “veto” — attribuito dal senatore Francesco Boccia alla segretaria nazionale del PD, Elly Schlein — lamentando che persino il suo nome sarebbe stato escluso dalla corsa non per mancanza di meriti, bensì per ragioni interne: «Un veto? E su cosa? Sulle leggi regionali che stanno salvando la vita ai bambini pugliesi…?» ha scritto.

Il caso Amati si inserisce in un quadro politico locale tutt’altro che lineare. La direzione regionale del PD ha infatti deciso che per la circoscrizione di Brindisi sarà candidato Toni Matarrelli, sindaco dimissionario di Mesagne e presidente della provincia brindisina, mentre Amati sarebbe “ripiegato” verso una lista civica. Per l’esponente del centrosinistra, che vanta oltre 10.000 preferenze ottenute nella precedente elezione regionale del 2020, l’esclusione assume un valore simbolico forte: «Io emarginato, su di me veti», ha sintetizzato.

Non si tratta solo di una questione personale, ma di una riflessione urgente su cosa significhi “apparire” e “rappresentare” entro un partito che rivendica apertura e pluralismo. Amati ha ricordato il suo ruolo nella promozione di leggi regionali ­– sul genoma, sulla SMA, sulla SLA, sulla diagnosi precoce dei tumori al colon, sulla lotta alla fondazione San Raffaele – e ha chiesto retoricamente: «Non piacciono queste cose a Schlein?»

Con quella che definisce «una fatwa: “mai con Amati”», l’assessore denuncia che la decisione non nasce da una scelta politica trasparente, ma da meccanismi interni che ne hanno escluso la candidatura — malgrado il supporto dei circoli di Fasano e altri sostenitori locali.

In ogni caso, Amati tiene la porta aperta: «Nelle prossime ore vi dirò la mia decisione!», scrive, ribadendo la sua disponibilità a valutare candidature alternative — pur restando iscritto al PD — e il suo desiderio di proseguire il suo impegno istituzionale.

Cosa resta, allora, di questa vicenda? Per molti è il segnale che un pezzo del centrosinistra pugliese rischia di frantumarsi non per divergenze programmatiche, ma per questioni di potere e posizionamento. Ma il caso Amati può diventare anche un’occasione: affinché il partito rifletta sulla valorizzazione delle competenze e sul significato di rappresentanza nel tempo della specializzazione tecnica e delle battaglie regionali. Amati, dal canto suo, conferma che non si tratta di rivendicare un posto bensì di chiedere rispetto per un contributo che ha coinvolto le politiche sanitarie e di tutela sociale della Puglia.

In attesa della sua decisione, la scena politica regionale resta in attesa di capire se l’assessore escluso saprà trasformare la delusione in slancio, mantenendo fede ai valori che lo guidano — e se, nel frattempo, il centrosinistra avrà la capacità di ricomporsi attorno a un progetto davvero condiviso.

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