Grano, Coldiretti Puglia: “Accordi di filiera per salvare il made in Italy”

BARI – Il grano pugliese è al bivio. Tra costi di produzione in crescita, prezzi in caduta libera e la concorrenza dei mercati esteri, Coldiretti Puglia lancia un appello per un cambio di passo: servono accordi di filiera “a carte scoperte” tra agricoltori, pastai e grande distribuzione, per garantire redditi equi e qualità. Ad Agrilevante si sono riuniti protagonisti del comparto – da Granoro a Divella, dal CREA ai Consorzi Agrari d’Italia – per costruire un modello produttivo più trasparente e sostenibile.

Il piano Coldiretti punta su sette interventi chiave: in primis l’aumento fino a 40 milioni di euro dei fondi ministeriali per i contratti di filiera pluriennali, capaci di coprire 400mila ettari di coltivazioni. Ma anche più ricerca, innovazione e tecnologia per rendere il settore competitivo e rispettoso dell’ambiente.

«Non si tratta solo di difendere il reddito degli agricoltori – ha dichiarato Alfonso Cavallo, presidente regionale – ma di salvaguardare l’intera filiera della pasta italiana, simbolo del nostro Paese». Coldiretti denuncia pratiche sleali che impongono prezzi al di sotto dei costi di produzione, in violazione della normativa europea, e chiede l’istituzione immediata della Commissione Unica Nazionale del grano duro per fermare speculazioni e quotazioni falsate.

Tra le priorità anche il blocco delle importazioni di grano trattato con sostanze vietate in Europa, la reciprocità delle regole tra Paesi, l’obbligo di indicare l’origine del grano sulle confezioni di pasta e un piano nazionale per stoccaggi e invasi.

Nel frattempo, un primo passo concreto arriva dal protocollo tra SIS e la Fondazione Ettore Pomarici Santomasi di Gravina, che promuove nuove sperimentazioni cerealicole. Un segnale che, nonostante le difficoltà, la filiera del grano pugliese non intende arrendersi.

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