Con una conferenza stampa, alla quale hanno partecipato attivisti e volontari impegnati nell’ambito ambientalista in Puglia, che si è tenuta nella propria sede, il circolo di Legambiente Taranto ha annunciato la conferma da parte della Cassazione riguardo la sentenza nel processo civile appena concluso che assegna a Legambiente un risarcimento per i danni derivati dalle emissioni dello stabilimento Ilva di Taranto.

La decisione del tribunale respinge quindi il ricorso di Fabio Riva, erede di Emilio Riva, e di Luigi Capogrosso, ex Direttore dello stabilimento. In pratica la Corte di Appello di Lecce, ha confermato la sentenza del tribunale d’appello emanata nel 2008 e quella in Cassazione nel 2010. Il procedimento legale è nato dalla necessità di quantificare il danno riconosciuto in un processo penale concluso nel 2007, il quale ha riconosciuto il diritto di Legambiente al risarcimento del danno. Il reato in questione era il “getto pericoloso di cose”, relativo al periodo tra la fine degli anni ’90 e la sentenza di primo grado nel 2007, connesso alle attività industriali dello stabilimento Ilva di Taranto, in particolare alle emissioni nocive dall’area a caldo. Le sentenze hanno indicato che i reati commessi da Riva e Capogrosso hanno danneggiato l’integrità del territorio dal punto di vista della vivibilità ambientale, che è uno degli scopi statutari di Legambiente. Le emissioni significative di polveri e altre sostanze verso i quartieri circostanti non solo hanno danneggiato persone e ambienti urbani, ma hanno anche ostacolato l’attività di Legambiente. Legambiente intende utilizzare il risarcimento a suo favore per iniziative a beneficio della comunità di Taranto.





